venerdì 3 ottobre 2008

Marco Pannella in sciopero della sete per la legalità del Parlamento

Il Presidente del Senato Renato Schifani risponde alla nostra lunga
campagna, che ebbe un successo che speravamo fosse definitivo, grazie ad
un uomo della stampa: a Maurizio Costanzo, al quale va il mio grato
ricordo. Grazie a lui fu possibile al Presidente della Repubblica di
allora, Carlo Azeglio Ciampi, di liberarsi dalle pastoie dove lui stesso
era imprigionato sul Colle, di seguire il suo istinto e la sua
intelligenza e precipitarsi a prendere un telefono per chiedere di
intervenire in diretta da Costanzo. Quando Roberto Giachetti ed io eravamo
in sciopero della sete per ottenere il rispetto minimo di una legalità
istituzionale che ci sembrava stesse esalando gli ultimi respiri, il
Presidente Ciampi intervenne direttamente per chiederci di interrompere
quanto meno lo sciopero della sete, assicurando che la nostra richiesta,
per quel che riguardava le sue responsabilità, s! arebbe stata rispettata
e tradotta nei fatti. Così accadde, e due consiglieri della cosiddetta
Corte Costituzionale furono eletti dopo un paio d'anni che non ci si
riusciva. La Camera dei Deputati fu dunque costretta ad interrompere la
prassi ormai costituzionalizzata di portare avanti l'ignobile mercato
delle vacche fino alla fine della legislatura, dinanzi alla nostra
richiesta di compiere l'atto formale della sua costituzione; dovette
decidere che la Costituzione, che prevedeva 630 deputati, non poteva
essere rispettata, stabilendo che per quella legislatura il numero sarebbe
stato di 617.

Voglio dire al Presidente Schifani, al Presidente Fini, ai presidenti dei
gruppi parlamentari - non mi rivolgo alla stampa, ma vorrei dire a Paolo
Mieli che lo storico (lo fa sempre lui, questa volta lo faccio io)
riscontrerà come il peggio della cultura anti-istuzionale,
antidemocratica, antinonviolenta, antisatyagraha venga dai lombi, non dei
genitori, ma dai quelli dei direttori "storici"... tra Riotta e Mieli e
tanti altri soprattutto ex comunisti e qualche ex fascista anche
neoclericale - che il Parlamento deve convocarsi su un preciso ordine del
giorno: l'adempimento dell'obbligo dovuto dalla Costituzione, cioè
eleggere, dare pienezza costituzionale e direi anche morale a due
istituzioni essenziali: la Corte Costituzionale e la Commissione di
Vigilanza Rai"

L'ordine del giorno è quello, e quando in buona fede - il che è ancor più
grave - il Presidente Schifani risponde alla nostra sollecitazione
dicendoci che il problema è politico, non istituzionale, e che lui farà le
opportune pressioni perché si mettano d'accordo, il Presidente del Senato
non si rende conto di proporsi come sensale, come mediatore dell'ignobile
mercato delle vacche, perché il Parlamento procederebbe a fare il suo
dovere quando la spartizione si fosse perfezionata e consumata. E' un
segnale allarmante, nella apparente moderazione e nel senso comune, del
modo di presiedere il Parlamento. Dobbiamo riscontrare che c'è una estrema
ferita, dalle conseguenze enormi.

Per aiutare il signor Presidente della Repubblica, il Presidente Schifani
e in particolare il convocatore del Parlamento, il Presidente Fini, ad
interrompere finalmente la flagranza criminale (in senso tecnico, non
morale) del Parlamento contro la sua stessa legalità (un Parlamento che
diventa sovrano assoluto anziché sovrano costituzionale), io interromperò
oggi o domani lo sciopero della fame per fare le verifiche necessarie sul
mio stato di salute, per iniziare subito dopo uno sciopero della sete.

Al contempo, per quanto riguarda lo sciopero della fame, mi auguro che si
ripeta ciò che accadde alcuni anni fa, quando senatori dell'estrema
destra, dell'estrema sinistra e dell'estremo centro, dinanzi alla
testimonianza e alla lotta di Sergio Stanzani e di noi radicali (per il
diritto all'informazione), dichiararono che si sarebbero sostituiti a lui
e a noi, condividendo il metodo e l'obiettivo.

Quei senatori sono stati puniti dall'immondo, pericoloso, cosiddetto
"quarto potere" che rappresenta la quint'essenza della corruzione della
carne, della natura, della storia della società civile e istituzionale del
nostro Paese.

Consapevoli di non poter usare contro il nemico un corpo morto, noi
rischiamo
- e l'abbiamo dimostrato amministrando con prudenza e
intelligenza l'eredità socratica, gandhiana e capitiniana - per portare
non i nostri muscoli, ma la nostra energia e la nostra anima in dialogo,
con amore, verso il potere che assassina la città per incapacità, per
vecchiaia e per corruzione.


Faremo l'impossibile, nelle nostre lotte, per evitare la morte. Noi
vogliamo dare ai nostri interlocutori la pienezza e la compattezza del
nostro amore, ma se accadesse che nella pratica nonviolenta per
l'edificazione di un presente alternativo a quello terroristico e
autoritario del potere, noi dovessimo morire
– è impossibile garantire che
non accada, perché noi radicali non abbiamo conquistato la capacità
sovrumana di evitare la morte – vorrebbe dire che il potere è impazzito e
che ha davvero i minuti contati, perché rappresenterebbe la morte violenta
e la folle stupidità di qualche re della storia dell'arte greca o
shakespeariana.